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Distribuzione Canapa Italia

La fitodepurazione innovativa realizzata dalla Canapa.

La canapa è quasi sempre identificata come una pianta miracolosa: tra le sue molteplici applicazioni\proprietà c’è quella di essere un ottimo fito-drenante, mirando ad un comparto specifico seppur delicato come quello del suolo, che non tutti sanno essere risorsa talmente preziosa,

da risultare indispensabile, perché fornisce circa il 90% del fabbisogno di fibra, cibo e combustibile che necessitano all’intera umanità. Mediante il doppio ciclo biogeochimico di carbone ed azoto, il terreno ha una funzione decisiva su quasi tutte le forme di vita presenti sul pianeta, proprio perché sottende ad atmosfera, esseri viventi e suolo. Quello che risulta quanto meno misterioso, per non dire inconcepibile, è che allo stato attuale non esiste una politica europea che ne sancisca esplicitamente la salvaguardia, contrariamente a ciò che riguarda l’aria e le acque. Le indicazioni a tutela, sono solo accennate oppure sono inglobate in altre politiche settoriali, ma come si può evincere oggettivamente, risultano del tutto insufficienti. Secondo l'Agenzia Europea dell’ambiente (Aea), in Italia di sono ben cinquantasette siti territoriali ad essere contaminati con sostanze altamente tossiche, di cui 40 ritenuti d’interesse nazionale. Alla data del 16 novembre 2017 l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), ha iniziato a preparare l'anagrafe dei siti inquinati da bonificare (anche uno in Calabria, ovvero a Crotone, con le scorie lasciate dagli ex stabilimenti Montedison), sviluppando nel contempo un metodo scientifico atto  a bonificare un suolo contaminato a seconda del caso preso in oggetto. La fitodepurazione, ovvero l’assorbimento delle sostante nocive tramite l’azione delle piante, è particolarmente adatta nei casi di metalli pesanti e meno efficace nel caso di diossine e fitofarmaci. Secondo un autorevole studio di settore, la canapa sativa è un ottimo candidato per la fito-depurazione di terreni ad alte concentrazioni di metalli pesanti, a partire dalla sua bassissima emissione di gas ad effetto serra per unità di biomassa, prodotta in un range di coltivazione molto esteso dal punto di vista climatico-ambientale, oltre a notevoli capacità di radicazione (circa un metro), nella sua densità di semina, che in una sola stagione potrebbe bonificare un volume considerevole di terreno producendo biodiesel dall’olio estratto e carta dalle fibre utilizzate. Nello specifico la canapa sativa si è dimostrata particolarmente efficace nell’assorbimento dei  radioisotopi di cesio (Cs 137), il quale rimane inglobato nelle radici e non intacca la qualità delle fibre o dell'olio, mentre il benzo[α]pyrene (cancerogeno e mutagenico per gli animali in genere), ed il crisene (irritante a contatto con la pelle, cancerogeno in caso di esposizione prolungata), risultano invece essere addirittura dei potenti stimolatori atti alla crescita della canapa, la quale sembra sia capace di metabolizzarli in qualche modo, mentre le sue radici assorbono come detto i componenti organici ed inquinanti, per trasformarli in qualcosa di meno pericoloso, oppure come avviene nel caso di piombo, zinco e ferro, questi minerali vengono catturati e recuperati. Un caso lampante di mirabile gestione interna: dove è la stessa natura che corre in soccorso della natura stessa. Secondo gli esperti, coltivando canapa, alberi di pioppo e paulownia tomentosa (una specie esotica invasiva, proveniente dal Giappone), piante notissime per le loro capacità di iper-accumulazione, tutti gli agenti inquinanti verrebbero catturati dalle radici, con un costo di smaltimento estremamente competitivo, il cui range è situato fra i 60 ed i 90 euro a tonnellata.

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